.Necropoli ipogeica di Santu Pedru

Santu Pedru, necropoli ipogeica, veduta aerea
  • Tipo - Necropoli ipogeiche preistoriche
  • Nazione - Italia
  • Regione - Sardegna
  • Provincia - Sassari
  • Comune - Alghero
  • Località - Santu Pedru
  • Proprietà - Statale
  • Data compilazione - 1 marzo 2006
  • Autore - Graziano Caputa

Ubicazione/Come arrivare

S.S. 127 bis (Alghero-Ittiri) al Km 24,5

Informazioni Turistiche

Gestione

L’area non è affidata in gestione ad eccezione della tomba I per la quale ci si può rivolgere a:

Cooperativa SILT
tel. 39079980040
fax 39079981101
http://www.coopsilt.it

info@coopsilt.it

Orario

La tomba I è aperta solo su prenotazione; per gli altri ipogei la visita è libera e senza limitazioni di orario

Costo

Descrizione

La necropoli ipogeica di “Santu Pedru” è sita sul pendio della omonima collina, che domina una picccola ma fertile pianura. Tra la decina di tombe del tipo a “domus de janas” (letter. “case delle fate e/o streghe”), scavate nella tenera roccia trachitica di consistenza tufacea e note da sempre, spicca senz’altro la maggiore (tomba I). Scoperta casualmente nel 1959 fu denominata “tomba dei vasi tetrapodi” per il ritrovamento di due vasi ceramici con quattro piedi ottimamente conservati. L’importanza scientifica del sepolcro consiste soprattutto nell’aver restituito per la prima volta in Sardegna una stratigrafia archeologica, completa ed inviolata (la maggiore tra quelle note nelle domus), che permise di porre in sequenza cronologica tutte le fasi culturali della Sardegna dal Neolitico Recente (momento di realizzazione dell’ipogeo, durante la Cultura di Ozieri) all’Età del Bronzo Antico (Cultura di Bonnanaro) quando la tomba venne sigillata per l’ultima volta.

La tomba è uno dei migliori esempi di domus de janas “di tipo palaziale” ossia di grandi dimensioni e raffinatezza, con particolari architettonici - riproducenti gli elementi architettonici della casa - e simbologie scolpite in roccia. Queste caratteristiche fanno ritenere che questo tipo di architetture assolvessero anche alla funzione di tombe-santuario nelle quali celebrare particolari riti collettivi, verosimilmente non esclusivamente di sepoltura. L’ipogeo si articola secondo una planimetria simmetrica, sull’asse longitudinale a partire dal lungo dromos (il più grande tra quelli noti) seguito da una anticella semicircolare e da una grande sala centrale intorno alla quale si dispongono i vani funerari veri e propri, per un totale di 9 vani. Nell’anticella, con soffitto a raggiera, sono eseguite a rilievo delle paraste angolari ed uno zoccolo al livello del pavimento; al centro spicca il bel portello - con cornici multiple in rilievo e tracce di pittura con ocra rossa - che introduce al vano maggiore centrale. Il vasto ambiente presenta al centro due pilastri e sulla parete di fondo una falsa porta, simbolo dell’impenetrabilità del mondo dei morti. Un portello nella parte di fronte è sormontato da uno schema duplice di corna bovine, simbologia della forza, della fertilità ed elemento apotropaico (che tiene lontana la sventura). Lo scavo archeologico ha restituito centinaia di reperti (una selezione è esposta nelle vetrine del Museo “G.A. Sanna” di Sassari), soprattutto vasellame ceramico: spiccano i vasi della “Cultura Campaniforme” che hanno dato il nome alla tomba e le ceramiche graffite con zig-zag della fase di Filigosa.

Le altre tombe della necropoli sono state oggetto, in gran parte, di scavo scientifico dalla fine degli anni Ottanta del XX secolo fino ad oggi. Meritano almeno un cenno alcune caratteristiche degli altri ipogei: la tomba II è dotata di 2 colonnine nella cella; la III presenta le maggiori analogie con la tomba I per i vani disposti a raggiera intorno alla camera centrale, nella quale sono presenti due pilastri e la falsa porta nella parte di fondo; nella tomba VI, riutilizzata ancora nella piena Età nuragica, sono eseguite in rilievo paraste e cornici; l’ipogeo VIII conserva tracce della trasformazione altomedievale (VI - VII secolo) in chiesa rupestre dedicata ai Santi Pietro e Lucia con due absidi.

Cronologia

Dal Neolitico Recente al Bronzo Antico (3.500-1.800 a.C. circa)

Bibliografia

  • E. Contu, La Tomba dei Vasi Tetrapodi in località Santu Pedru (Alghero-Sassari), in “Monumenti Antichi dei Lincei”, vol. XLVII, Roma, 1964, coll. 118 e segg.
  • R. Caprara, Due chiese rupestri altomedievali nella Sardegna Settentrionale, in “Nuovo Bullettino archeologico Sardo”, vol. 1-1984, Roma, 1986, pp. 301-320,
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Opere collegate
Vasi campaniformi

Scodellone, bicchieri

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