.Necropoli ipogeica di Anghelu Ruju

Anghelu Ruju, necropoli ipogeica, veduta zenitale
  • Tipo - Necropoli ipogeiche preistoriche
  • Nazione - Italia
  • Regione - Sardegna
  • Provincia - Sassari
  • Comune - Alghero
  • Località - I Piani - Anghelu Ruju
  • Proprietà - Statale
  • Data compilazione - 1 marzo 2006
  • Autore - Graziano Caputa

Ubicazione/Come arrivare

Da Alghero percorrere la S.S. 291 verso Sassari svoltando a sinistra dopo Km 5,9 dalla periferia della città catalana; la necropoli è localizzata in vicinanza dello svincolo per l'aereoporto di Fertilia

Informazioni Turistiche

Gestione
Cooperativa SILT
tel. 39079980040
fax 39079981101
http://www.coopsilt.it
info@coopsilt.it
Orario e visite guidate

Tutti i giorni orario continuato; dal 1 novembre al 31 marzo 9.30-16; dal 1 aprile al 31 ottobre 9-19

Costo

Ingresso € 3,00; integrazione visita guidata € 2,00

Ingresso con visita guidata per le scuole: medie superiori € 2,00 scuole dell'obbligo € 1,50

Tariffe cumulative ingresso Anghelu Ruju e Palmavera: € 5,00 € Integrazione visita guidata 3,00

Descrizione

L’importante necropoli ipogeica è scavata, su una bassa collinetta, nel tenero banco di roccia arenaria presso le valli scavate dal corso del Rio Filibertu, nella fertile piana Algherese.

Il sito, scoperto casualmente nel 1903, venne esplorato con ripetute campagne di scavo archeologico da Antonio Taramelli (dal 1903 al 1907), da Doro Levi (1936) e da Ercole Contu (1969). Non è mai stato identificato il sito abitativo al quale le sepolture facevano riferimento, ma, in base alle analogie con altri siti, possiamo dedurre una certa vicinanza.

La necropoli è la seconda della Sardegna preistorica per dimensioni. Presenta 37 tombe: 36 del tipo a “domus de janas” (letteralmente “case delle fate e/o streghe”) scavate in roccia ed una realizzata in fossa. Gli ipogei sono stati scavati tra la metà del IV e gli inizi del III millennio a.C. e riutilizzati in fasi successive. L’area archeologica si presenta divisa sostanzialmente in due zone: una a nord-ovest (con il minorr numero di tombe) e una a sud-est con una maggior presenza di sepolture. Gli ipogei sono tutti pluricellulari (con più vani; da 2 fino a 11) e presentano ingresso differenziato del tipo a pozzetto (calatoia verticale) o a dromos (corridoio) scavato in roccia.

Le planimetrie possono essere simmetriche o irregolari. In particolare, la tomba III, con un lungo dromos d'ingresso e una serie di vani disposte a croce, è un esempio di tomba con planimetria unitaria, scavata verosimilmente in un unica fase. Si segnalano poi esempi di domus di grandi dimensioni e raffinatezza, con una discreta concentrazione di particolari di tipo architettonico - riproducenti gli elementi della casa - e di simbologie magico-religiose. Gradini singoli ed ampie scale (t. XX bis), zoccoli, colonne o pilastri, fasce in rilievo sono presenti in molti degli ipogei. I simboli magico-religiosi caratterizzano in particolare le tombe: “A” e XX bis (protomi bovine), “C” (corna a barca), XXX (corna a barca e falsa porta), XXVIII (schemi quadrangolari con dischi e corna), V (petroglifi con motivo del cosiddetto capovolto, o defunto -? - a testa in giù).

Nelle tombe “A” e XX bis - rispettivamente sulle pareti e su una colonna - sono presenti una serie di 6 protomi bovine ed un triplice motivo con corna stilizzate sovrapposte, simbologie che alludono alle forze riproduttrici della natura. Gli scavi archeologici hanno stabilito che il primo impianto degli ipogei risale alla Cultura di Ozieri (del Neolitico Recente 3500-2700) ma che l’utilizzo - e la trasformazione parziale degli ambienti - è proseguito, in vario modo, fino alla Cultura di Bonnanaro nell’Età del Bronzo Antico (1800-1600 a.C. circa). Sono documentate così, sebbene in modo parziale, anche interessanti testimonianze delle Culture di Filigosa e Abealzu, Monte Claro e del Vaso Campaniforme, tutte dell’Età del Rame (2900-1.800 a.C. circa).

Alcune sepolture vennero ritrovate dagli archeologi ancora sigillate e questo ha permesso di ricostruire, almeno in parte, i criteri di deposizione ed i rituali funebri. Le tombe erano destinate ad uso collettivo: le risultanze delle indagini archeologiche documentano sepolture da un minimo di due fino a trenta individui, anche in età infantile. Le sepolture prevalenti erano quelle ad inumazione primaria (sepoltura del corpo integro), seguite dall’ inumazione secondaria (sepolture dei soli resti ossei principali) e, forse, raramente da parziale combustione dei resti.

I reperti provenienti dalla necropoli sono conservati nel Museo Archeologico di Cagliari.

Cronologia

Dal Neolitico Recente al Bronzo Antico (3.500-1.800 a.C. circa)

Bibliografia

  • A. Taramelli, Scavi nella necropoli a grotte artificiali di Anghelu Ruju, in “Notizie degli Scavi di Antichità”, 1904, pp. 301-351
  • A. Taramelli, Nuovi scavi nella necropoli preistorica di Anghelu Ruju e la civiltà eneolitica della Sardegna, in “Monumenti Antichi dei Lincei”, XIX, 1909, coll. 397-540
  • D. Levi, La necropoli di Anghelu Ruju e la civiltà eneolitica della Sardegna, in “Studi Sardi”, X-XI, 1952, pp. 5 -51
  • E. Contu, Notiziario. Sardegna, in “Rivista di Scienze Preistoriche, Firenze, 1968,pp. 421-430
  • G.M Demartis, La necropoli di Anghelu Ruju Collana "Sardegna Archeologica". Serie Guide e Itinerari, 2, Sassari 1986, Carlo Delfino editore
  • La Necropoli di Anghelu Ruju. Alghero-Sassari. Problemi di restauro e conservazione, a cura di A. Boninu e G.M Demartis), Collana “Archeologia e conservazione” 1, Massafra, s.d.
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