.Glossario
Il presente glossario contiene una scelta di termini archeologici relativi, in generale, ad ampi contesti, ma è finalizzato soprattutto ad una comprensione della realtà archeologica sarda.
I termini preceduti dal simbolo → (ad esempio: → glaciazione) indicano voci, presenti in questo stesso glossario, che si consiglia di consultare per approfondire o capire meglio i concetti espressi.
Culto delle acque
La pratica del culto nei confronti delle acque sorgive all’aperto, entro templi o di stillicidio in grotte è diffusa in Italia dal → Neolitico. In Sardegna le prime testimonianze indirette sembrano risalire a fasi di transizione tra il Neolitico Recente e il primo
Eneolitico (facies→ Sub-Ozieri). Solo con l’epoca nuragica si assiste però ad una “monumentalizzazione” dei luoghi di culto delle acque intorno ai quali si sviluppano spesso estesi villaggi. Le strutture architettoniche sono di tipi differenti: presso le sorgenti, l’acqua che sgorga spontaneamente è contenuta nelle fonti sacre (strutture in superficie); dove la polla non è superficiale la falda acquifera è raggiunta con l’escavazione di pozzi ad uso cultuale (templi a pozzo o “pozzi sacri”, con ambienti in superficie e vano → ipogeico). L’acqua è considerata dai nuragici anche come strumento di purificazione rituale attraverso l’abluzione; in casi particolari è ritenuta indicatore della colpevolezza di un accusato quando bagnandone gli occhi, questi perdono temporaneamente la facoltà della vista (→ ordalia). Alle fonti sacre ed ai templi a pozzo si aggiungono quindi i → tempietti in antis (→ megaron